D’istanti, non distanti

Soltanto un video?

Ci siamo amati noi / o era soltanto un video?

(G. Casale)

Scegliete liberamente se guardarlo e poi leggere la storia, o viceversa. In ogni caso, immagini e parole vanno insieme – come dovrebbe essere.

D’Istanti – Di lei (iODiO)

L’inaspettato

Che io ami le storie di musica, lo sanno tutti. Quella che mi accingo a scrivere è inaspettata e mi tocca da vicino: ma non per orgoglio, come certamente qualcuno penserà. Parto dall’inizio.

Attorno a me non ci sono solo musica, artisti e lavoro. Ho anche un figlio che sta per compiere dodici anni. Da circa nove non viviamo assieme: ci separano tre ore di automobile. Ci vediamo ogni due settimane, e naturalmente durante le vacanze. Negli anni, abbiamo trovato un equilibrio che mi sento di definire ideale. Approfittiamo della relativamente scarsa quantità di tempo a disposizione per aumentare la qualità dei momenti che trascorriamo assieme.

Non so se sia qualcosa di ereditario, ma il fatto è che Simone ha con la musica un rapporto che conosco fin troppo bene. È onnivoro, si fa attraversare, ascolta tutto, memorizza, cataloga. A volte non si dà pace. Si emoziona. D’altronde, ha frequentato un mondo fatto di musica da quando è nato. Da circa tre anni suona discretamente la batteria, ma ha capito che può usare tutti gli strumenti che trova – e lo fa, senza porsi troppe domande sulla tecnica. Sta imparando a suonare la chitarra, le tastiere, e chissà che altro. Il bello è che ci riesce, e come me tanti anni fa ha la spinta incontenibile a registrarsi, a fissare il momento. La differenza essenziale tra noi è che io lo facevo tramite bounce da un registratore a cassette all’altro, attraverso cavi rocambolescamente saldati nel piccolo laboratorio del nonno; lui invece usa un computer (sottratto alla madre). Nella sua stanza, un mio vecchio mixer, un’interfaccia audio semplicissima, una tastiera giocattolo, una chitarra elettrica, un amplificatore, un microfono dal dubbio suono. Quasi tutto raccolto qua o là.

Vent’anni di scioglimento

Gli iODiO sono – anzi, erano – una band di Codroipo (UD). Hanno avuto un’idea geniale e in controtendenza: festeggiare i vent’anni trascorsi dal loro scioglimento, ma non con una reunion: hanno deciso di mettere online i sette brani del loro repertorio di allora e proporre a chiunque volesse di realizzarne una cover. Un concorso, diciamo. In palio, una compilation delle versioni migliori e, per i vincitori, un videoclip. Il tutto collegato a un’iniziativa ecologica chiamata Music4Planet. Date un’occhiata al loro sito e sostenete questa bellissima idea, se vi va: sopratutto per lo spirito che ne traspare. Nella mia esperienza, è un’iniziativa unica nel suo genere.

Simone vive proprio a Codroipo, e un giorno viene a conoscenza di questa strana sfida. Mi propone di realizzare un brano assieme, io e lui: come potrei dirgli di no? Unica condizione che pongo: dovrà scegliere lui la canzone da eseguire. Una sera si mette in diligente ascolto e non ha molti dubbi: sceglie un brano intitolato Di lei. Quando lo ascolto a mia volta, sorrido: non è la canzone  più ovvia per le corde di un ragazzo di undici anni, ma come sempre mi dico – perché no?

Una scadenza

Simone mi propone questa stramba follia a metà novembre. La scadenza è per il 31 dicembre 2019. Non c’è molto tempo: come possiamo fare? Semplice: un weekend a metà dicembre io mi reco in Friuli, ci chiudiamo nella sua stanza e collego al portatile che sempre mi segue la sua batteria a pad. Pro Tools, e si va: su una traccia ho preparato l’originale, come riferimento, che lui ha già studiato da solo; su un’altra traccia un clic – e niente altro. In un pomeriggio registriamo la sua parte, non senza qualche difficoltà: le prime volte, non è semplice seguire un metronomo in cuffia – in particolare se sei un batterista.

Rientro a casa e tocca a me. Un po’ di pulizia ritmica (neanche tanta), un basso, due chitarre, qualche parte aggiuntiva – infine un canto. Non canto da anni, in realtà. Giunge presto Natale: durante le vacanze, il 28 dicembre, Simone aggiunge una parte di tastiera imparata al volo e i suoi cori. Realizziamo anche un piccolo video della lavorazione, per far vedere come ci siamo organizzati. Due ore di mix e il brano è pronto. Il 30 dicembre lo spedisco.

Il significato di un nome

Ci serve pure un nome. In fondo ci presentiamo come complesso, no? Escono le ipotesi più improbabili, non senza risate, e poi di colpo: “Simone, che ne dici di D’ISTANTI?” Gli spiego che è un gioco di parole: siamo lontani fisicamente, ma viviamo dei nostri momenti. Istanti, appunto. Lontani non siamo mai. Gli piace.

Dopo una decina di giorni, da Codroipo giungono voci che agli iODiO il brano sia piaciuto. Qualche voce dice che è piaciuto molto, anche la nostra storia. Mi scappa un sorriso: abbiamo fatto tutto con leggerezza, un divertissement serio di padre e figlio, quarant’anni di differenza ma con i cuori musicali all’unisono. Due sessioni che ci hanno uniti, così come molte altre cose. Ma era pur sempre un gioco, un divertimento tra noi. E scherzavamo: “Ma se vinciamo, papà, che video facciamo?” “Magari lo regaliamo a qualcuno?” “Perché no…?”

E poi ieri

Una mail mi coglie totalmente di sorpresa: gli iODiO annunciano i finalisti, e i D’istanti sono stati i primi a essere scelti. Non solo: proprio gli iODiO ci regalano un video in cui raccontano la nostra storia, unendo le nostre riprese alle loro considerazioni.

Forse penserete che io sia orgoglioso: certo, entro certi limiti è così. Ma sono soprattutto commosso, perché questa storia è il riflesso di uno specchio lontano. Nel ragazzino che pesta sui suoi pad vedo l’ombra di un altro ragazzino, che girava con una chitarra classica in custodia floscia, sforzandosi di suonarci i riff dei Led Zeppelin. E che a quattordici anni, con il cuore un po’ a pezzi, in un pomeriggio “scrisse” otto canzoni di getto, in inglese, ché nessuno capisse del tutto. Mi sembra di ricordarlo bene. Lo conoscevo.

Non spingerei mai Simone a fare qualcosa per soddisfare il mio ego, né mai ci resterei male se decidesse che la musica non fa per lui. Ma allo stesso tempo, fino a che lui chiede, non posso non rispondere sì. E mi commuove, quello è certo, il fatto che il nostro spirito sia passato tra le note.

Tutto questo non c’entra nulla con moonmusic, naturalmente, tranne che per un dettaglio: il potere di quei tre accordi, della melodia, della connessione con parti di noi che altrimenti non sapremmo fare emergere. Vincere? È del tutto irrilevante. L’importante è esserci.

E lasciare un sassolino sulla strada, per guardarlo un giorno e ricordare: eravamo d’istanti – ma distanti mai.